Lo Sci Club Arabba nasce il 26 dicembre del 1925 con il nome di Sci Club Col di Lana, grazie all’iniziativa di alcuni volenterosi locali e non locali appassionati dello sci nordico, disciplina all’epoca molto più in voga dello sci alpino in cui echi, tra l’altro, non erano ancora arrivati nella vallata fodoma ed in quelle limitrofe. Il primo consiglio direttivo era formato dal presidente, l’ing Speccher, Giuseppe Devich ( segretario ) e dai consiglieri Giuseppe Demichielli, Angelo Detomaso, Costante Daberto e Giuseppe Dorigo. Quei primi atleti, ( da ricordare Francesco Agostini, Angelo Detomaso, Giuseppe Gliera, Giuseppe Decassian, Giovanno Grones ) non avevano certo a disposizione mezzi o risorse finanziarie. Le ferite lasciate dalla Prima Guerra Mondiale, che aveva distrutto la vallata, erano ancora ben visibili. La loro “sciolina” era la passione, gli integratori erano la forza d’animo. Nonostante ciò seppero distinguersi gareggiando con atleti provenienti da località con ben più ampie possibilità come l’ampezzano, la Val Pusteria, fino in Piemonte, ai quali spesso riuscivano anche a strappare la vittoria. Erano gli anni delle staffette, del giro del Col di Lana e di competizioni che duravano anche un’intera giornata. La Seconda Guerra Mondiale impose uno stop ed in un certo senso segnò anche la fine di questo agonismo “vintage” come si direbbe oggi, ma che racchiudeva in se tutti i più sani valori decoubertiani dello sport. Verso la fine degli anni quaranta nelle vallate limitrofe si cominciò a parlare di impianti a fune ( un decennio prima, nel 1937 veniva inaugurata la funivia del Faloria a Cortina e nel 1948, sul Col Alto a Corvara, veniva costruita la prima seggiovia collaudata in Italia ). Con essi incominciò anche l’era dello sci alpino inteso nel senso moderno del termine. La nuova disciplina fu presto assimilata anche dai giovani fodomi di allora e ben presto si incominciarono ad organizzare in valle le prime gare di sci. Tra i non più giovanissimi, restano ancora ben nitidi nella mente i ricordi delle discese dal Pordoi o dai versanti del Portavescovo, quando ancora di impianti non si parlava neanche, su piste strette, battute con gli sci ai piedi. Allora i “gatti” avevano ancora quattro zampe e miagolavano e sarebbe stata un’eresia dire che un giorno, di la da venire, avrebbero arrampicato su quei pendii grazie alla forza di 500 cavalli. Ogni competizione aveva la sua storia, dove non mancavano gli epiloghi a sfondo tragicomico. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60, ad Arabba si svolsero anche importanti gare valevoli per le qualificazioni alle fasi nazionali. Appuntamenti di prestigio che nemmeno la vicina Val Badia, dove come detto, c’erano già degli impianti di risalita, aveva l’onore di ospitare. Poi pian piano si cominciò a parlare di nuove tecniche, di nuovi stili. Arrivarono le solette di platica, scompariva la caratteristica prominenza sulla punta dello sci. Anche i gloriosi sci in pelle o vibram lasciarono il posto alla plastica. Con loro comparvero gli attacchi di sicurezza e così via. Arabba cominciava già a delinearsi come centro nevralgico ed ideale per la pratica dello sci. A qualcuno venne spontaneo perciò proporre che anche il sodalizio locale promotore di questa disciplina, già intravista da molti come futuro economico della vallata, seguisse lo stesso trend. Così dopo un’animata discussione tra i più tradizionalisti, che volevano mantenere lo storico nome ed i più “progressisti”, si decise di cambiare la denominazione in “Sci Club Arabba”.